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Home » Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico – Fac Simile e Guida alla Compilazione

Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico – Fac Simile e Guida alla Compilazione

Aggiornato il 24 Ottobre 2025 da Luca Martini

Indice

  • Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico
  • Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico Word
  • Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico PDF Editabile

In questa guida mettiamo a disposizione un fac simile relazione con tipologie dei materiali utilizzati impianto idraulico Word e PDF e spieghiamo come compilarlo correttamente.

Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico

La relazione con tipologie dei materiali utilizzati”è l’allegato tecnico che completa la dichiarazione di conformità per gli impianti idrici e sanitari prevista dal D.M. 37/2008. Non è un semplice elenco di pezzi montati a cantiere ultimato, ma il documento con cui l’impresa abilitata rende trasparente e verificabile la qualità dell’opera: specifica le famiglie di componenti impiegate, le loro caratteristiche prestazionali e i riferimenti normativi, in modo che la conformità alla regola dell’arte sia intelligibile anche a distanza di anni. La base legale è la stessa che vige per gli impianti elettrici e per gli altri impianti a servizio degli edifici: l’articolato del decreto impone, al termine dei lavori di installazione, trasformazione o ampliamento, il rilascio della dichiarazione corredata dallo schema “as built”, dalla relazione tipologica e, quando dovuto, dal progetto ai sensi dell’articolo 5. L’impianto idrico-sanitario rientra espressamente nel campo di applicazione del decreto in quanto “impianto idrico e sanitario”, perciò non c’è dubbio che la relazione faccia parte del fascicolo obbligatorio.

Sul piano giuridico la funzione della relazione è duplice. Da un lato consente di dimostrare che i materiali sono “idonei al luogo di installazione”, formula che nel lessico del decreto richiama il dovere dell’installatore di utilizzare prodotti conformi alle rispettive norme di prodotto e alle condizioni d’uso dichiarate. Dall’altro crea tracciabilità: ciò che viene posato non è anonimo, ma ricondotto a classi prestazionali e a norme tecniche, così che chiunque debba intervenire in seguito – il manutentore, il collaudatore, il perito, il tecnico dell’ente – possa verificare la coerenza tra documento e realtà. È questo il motivo per cui i modelli ministeriali della dichiarazione di conformità richiamano esplicitamente la relazione tra gli allegati “che fanno parte integrante” dell’atto: senza relazione tipologica la dichiarazione è giuridicamente monca.

Il contenuto non è lasciato alla discrezionalità di chi scrive. La relazione deve descrivere, per le principali sezioni dell’impianto, le tipologie dei materiali, le prestazioni essenziali e le norme applicabili. In un impianto che alimenta punti d’utenza con acqua destinata al consumo umano, l’asse normativo passa anzitutto per le regole di potabilità e di idoneità dei materiali a contatto con l’acqua. Nel nostro ordinamento la materia è presidiata dal decreto che disciplina i materiali e gli oggetti impiegati negli impianti fissi di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano, e dalla disciplina generale sulla qualità delle acque potabili che ha recepito la direttiva europea più recente. Tradotto in pratica, la relazione deve affermare in modo chiaro che tubazioni, raccordi, valvole, rubinetteria, serbatoi, scambiatori e tutti gli altri componenti che entrano in contatto con l’acqua sono conformi ai requisiti di idoneità per uso con acqua potabile, indicando – oltre alla norma di prodotto – anche il riferimento alla regolazione specifica sui materiali a contatto con l’acqua. Dove il fabbricante rilascia dichiarazioni o certificazioni di idoneità, è buona prassi indicarne gli estremi e conservare agli atti la documentazione di supporto.

La relazione deve poi evidenziare il rispetto delle norme tecniche di progettazione e posa che governano gli impianti idrico-sanitari interni agli edifici. Nel quadro nazionale trovano applicazione le norme della serie UNI e delle EN armonizzate che disciplinano il dimensionamento, la distribuzione, la ventilazione e la protezione contro il riflusso, oltre ai requisiti specifici dei materiali. L’insieme più frequentemente richiamato comprende gli standard per i sistemi di alimentazione e distribuzione dell’acqua all’interno degli edifici, i codici per il controllo del riflusso e la prevenzione delle contaminazioni incrociate, le regole per gli scarichi e la ventilazione interna, nonché le norme di prodotto per tubazioni e raccordi in rame, acciaio inossidabile, multistrato, polipropilene e polietilene reticolato. È sufficiente che la relazione renda evidente la corrispondenza tra la famiglia di materiali impiegata e la relativa norma di prodotto, ad esempio per i sistemi multistrato, per i tubi in rame e relativi raccordi, per i sistemi in polipropilene o per le condotte in acciaio inossidabile, senza scendere nel dettaglio dei codici di catalogo. L’obiettivo è che il lettore capisca che cosa è stato posato in termini di classe e prestazione e su quali norme si fonda la conformità dichiarata.

Un capitolo importante riguarda la protezione contro il riflusso e la separazione tra reti. La relazione è il luogo in cui l’installatore attesta l’adozione dei dispositivi antiriflusso in coerenza con la valutazione del rischio di contaminazione e con la normativa tecnica che classifica i fluidi e i dispositivi in funzione del pericolo. Un impianto correttamente progettato non deve consentire che acque a rischio rientrino nella rete di acqua potabile, e la relazione deve dirlo in modo comprensibile, indicando il tipo di dispositivo impiegato nelle varie sezioni sensibili, come alimentazioni apparecchiature, lavatrici professionali, autoclavi e gruppi di pressurizzazione. Il medesimo principio vale per i casi in cui coesistano reti con acque di diversa qualità, come sistemi di recupero delle meteoriche per usi non potabili: la relazione deve chiarire che le reti sono fisicamente separate e che non esistono interconnessioni che possano comportare scambi indesiderati.

Quando l’impianto comprende produzione e ricircolo di acqua calda sanitaria, la relazione non si limita a elencare tubi e valvole. È opportuno che indichi i criteri di scelta dei materiali in funzione delle temperature e delle pressioni di esercizio, la conformità dei gruppi di sicurezza per bollitori e scaldacqua, la presenza del ricircolo e gli accorgimenti per la prevenzione della legionella, con rinvio alle linee guida e alle buone pratiche applicate. Anche qui il livello di dettaglio è pragmatico: basta chiarire, ad esempio, che le valvole di sicurezza sono conformi alla norma di prodotto pertinente, che l’adozione di materiali plastici è compatibile con le temperature del circuito e che le misure di prevenzione vengono gestite a livello di esercizio e manutenzione secondo un piano documentato. Non è necessario trasformare la relazione in un manuale sanitario, ma è utile dare evidenza del rispetto delle condizioni minime di sicurezza.

Il tema dei cavi CPR è noto per gli impianti elettrici; negli impianti idrici la preoccupazione equivalente riguarda l’idoneità dei materiali a contatto con l’acqua e, per i materiali non metallici, la conformità ai requisiti di igiene e salubrità. Per le tubazioni plastiche, ad esempio, i riferimenti devono includere le norme di prodotto e le certificazioni di idoneità alla potabile rilasciate secondo gli schemi riconosciuti. La relazione non richiede l’indicazione della marca, ma è opportuno che riporti le classi prestazionali, la natura del materiale e l’idoneità per l’uso previsto, in modo che eventuali sostituzioni future possano mantenere lo stesso livello di sicurezza. Quando si impiegano materiali metallici, come il rame o l’acciaio inossidabile, è buona prassi specificare la lega o la famiglia di acciai normalmente impiegata negli impianti sanitari e richiamare le norme di prodotto applicabili a tubi e raccordi, oltre all’idoneità per acqua potabile dichiarata dal fabbricante.

Un’altra parte della relazione che spesso fa la differenza è quella dedicata agli organismi di intercettazione e regolazione. Anche in assenza di un progetto firmato da professionista esterno, la relazione deve lasciare traccia del fatto che i componenti essenziali, saracinesche, valvole a sfera, riduttori di pressione, filtri, miscelatori termostatici antiscottatura, gruppi di sicurezza, sono stati scelti e posati nel rispetto delle norme di prodotto e delle condizioni d’uso dichiarate. La presenza, ad esempio, di riduttori di pressione a protezione di reti interne in aree con pressioni variabili, di filtri all’ingresso dell’impianto e a protezione delle apparecchiature, di valvole miscelatrici conformi in uscita da bollitori alimenta la presunzione di diligenza progettuale ed esecutiva, che la relazione traduce in parole e riferimenti tecnici.

Il rapporto tra relazione tipologica, schema e progetto è di piena complementarità. Lo schema “as built” mostra graficamente la configurazione dell’impianto, i collettori, le tratte principali, i gruppi di pressurizzazione e gli organi di intercettazione; il progetto, quando obbligatorio per dimensioni dell’impianto, destinazione d’uso o tipologia dell’intervento, dimensiona portate, perdite di carico e temperature; la relazione spiega quali materiali sono stati usati per realizzare ciò che progetto e schema descrivono, e in base a quali norme se ne dichiara l’idoneità. Se in corso d’opera ci sono state varianti, il documento deve essere aggiornato per riflettere la situazione reale, evitando incongruenze che potrebbero minare la difendibilità tecnica della dichiarazione di conformità.

Non va trascurato il profilo amministrativo. La dichiarazione di conformità, corredata dalla relazione e dagli altri allegati, deve essere consegnata al committente e, nei casi previsti dal decreto, depositata presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune entro i termini stabiliti. In molte amministrazioni il deposito è telematico e la tracciabilità della pratica dipende dalla completezza del fascicolo: una relazione tipologica redatta con rigore facilita l’istruttoria e previene richieste di integrazione. La conservazione del documento, insieme alle schede tecniche di prodotto e alle evidenze delle verifiche iniziali, è un presidio di tutela anche nelle future compravendite o nei rapporti con assicurazioni e condomìni, perché costituisce la prova del livello di qualità costruito e dichiarato.

La qualità giuridica della relazione dipende dalla chiarezza con cui si ancorano le scelte tecniche alle norme e dalla coerenza tra documento e impianto reale. Un’affermazione generica del tipo “materiali conformi alle norme UNI” ha scarso valore dimostrativo se non è accompagnata dalla specificazione delle famiglie di materiali, delle prestazioni dichiarate e dei riferimenti puntuali alle norme di prodotto e di posa applicabili. Una formulazione efficace, invece, dichiara che le tubazioni di distribuzione acqua fredda e calda sono in una determinata famiglia di materiali, conformi alla norma di prodotto pertinente e idonee al contatto con acqua destinata al consumo umano; precisa che i raccordi sono della relativa famiglia e rispondono alla correlata norma; afferma che i dispositivi antiriflusso sono installati in coerenza con la classificazione di rischio e con la norma tecnica di riferimento; indica che i gruppi di sicurezza degli scaldacqua sono rispondenti alla propria norma di prodotto; conferma che le condizioni di temperatura e pressione di esercizio sono compatibili con i materiali impiegati e con le dichiarazioni dei fabbricanti.

Nel caso in cuil’intervento riguardi la modifica o l’estensione di impianti esistenti, la relazione deve affrontare la coesistenza tra materiali storici e nuovi. La norma impone che i nuovi materiali siano conformi alla disciplina vigente e, per le parti che andranno a contatto con acqua potabile, idonei ai sensi della regolazione specifica. È opportuno che la relazione espliciti questa discontinuità, così che i futuri interventi non compromettano la salubrità dell’acqua né l’integrità delle prestazioni dichiarate. Lo stesso vale per gli impianti in destinazioni sensibili, come strutture sanitarie, scolastiche o ricettive: in tali contesti la relazione deve risultare coerente con gli ulteriori requisiti settoriali e con le linee guida di prevenzione del rischio biologico applicate in esercizio.

Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico
Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico

Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico Word

Di seguito è disponibile un esempio relazione con tipologie dei materiali utilizzati impianto idraulico Word da scaricare e modificare in base alle proprie esigenze.

Icona
Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico Word
1 file(s)

Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico PDF Editabile

Il fac simile relazione con tipologie dei materiali utilizzati impianto idraulico PDF editabile può essere compilato inserendo i dati richiesti al suo interno.

Icona
Modello Relazione con Tipologie dei Materiali Utilizzati Impianto Idraulico PDF
1 file(s)

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Attraverso la sua piattaforma, mette a disposizione di cittadini e consumatori una serie di moduli pronti all'uso, guide e altre risorse informative per aiutare le persone a difendere i propri diritti e a navigare con sicurezza nel mare delle normative.

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